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mercoledì 15 dicembre 2010

Il Pandoro e la Maledizione della Lievitazione infinita!

Lo scorso anno, in un attimo di shopping folle, ho acquistato lo stampo da pandoro... ma per tutto il periodo delle feste non mi sono mai decisa ad usarlo... così è rimasto in fondo alla mia madia, tra le caccavelle inutilizzate...
Poi qualche settimana fa su Cook e su Fb impazzavano le foto di bellissimi pandori, prodotti in un cucinare insieme di cui io non avevo avuto sentore... così, guardando le foto e leggendo i commenti... fra me e me ho pensato che avrei anche potuto provarci...

Sinceramente non credo che in quel momento fossi pienamente in possesso delle mie facoltà mentali, perchè da sempre ho avuto timore di questo lievitato così particolare, così delicato e così laborioso... ed ancora adesso non mi spiego come ho fatto a cacciarmi in quel guaio, annunciando che mi accingevo a preparare la biga della mia creatura!!! O_O

Il mio primo pandoro, dopo aver atteso e trepidato per ben 10 ore che la pasta arrivasse al bordo dello stampo, è venuto una ciofeca: bellissimo esteticamente ma immangiabile: al taglio è risultato troppo compatto, era profumatissimo (e te credo: con tutta la vaniglia che c'ho messo! grrrr) ma per niente soffice... comunque, alla fine ha ricevuto una degna sepoltura: l'ho riciclato nella farcia dei Biscotti all'Amarena! ;-)

Essendo però piuttosto orgogliosa (sennò che Ariete sarei??!!) non mi andava giù l'idea di doverla dare vinta al pandoro... e così dopo un paio di giorni ho riprovato... e stavolta è andata decisamente meglio: un pandoro profumatissimo di burro e vaniglia, molto soffice anche se l'alveolatura della mollica era puttosto compatta... ma certo senza aromi chimici non ha lo stesso profumo di quello industriale... come mi hanno fatto amorevolmente notare mia mamma prima (ma tutta sta fatica??? quello della B___i te lo compri per 3€ ed è pure meglio! ) e il mio adorato marito poi (si, è buono... ma non è come quello della B___i ...)... l'unico che mi ha dato soddisfazione è stato mio figlio: non solo l'ha mangiato di gusto, ma ha raccontato agli zii di aver "gustato un buonissimo pandoro, fatto dalla mia mammina"... Bello, il cucciolo di mamma sua... immagino che avrete capito che quella sera mio figlio ha dormito con me nel lettone e mio marito nella cameretta!!! :D


Comunque, se dopo il racconto delle mie disavventure col Pandoro e la Maledizione della Lievitazione infinita, sarete ancora dell'idea di mettervi all'opera, vi consiglio di prepararvi litri di camomilla: l'attesa è decisamente snervante!!!


Io vi metto i miei orari (puramente indicativi) giusto per farvi rendere conto della tabella di marcia che ho seguito...

Siete pronte? Siete Calde??? E allora, mettetevi comode... che le foto sono tante e le spiegazioni ancor di più!!!


Sera ore 21.00 circa
Ingredienti per l'Emulsione:
120 gr di burro
15 gr di miele
4 quadratini di cioccolato bianco
bacca di vaniglia
Sciogliete il cioccolato bianco ed amalgamatevi il burro, il miele ed i semi della bacca di vaniglia... coprite con pellicola e lasciate solidificare in frigo.
Nel pandoro di solito si mette il burro di cacao, che non è facilmente reperibile... ecco allora che è stato sostituito dal ciocco bianco, ricco di questo burro!
Ecco come si presenta l'emulsione appena fatta...
Sera ore 21.45 circa:
Ingredienti per la Biga:
100 gr di farina manitoba
20 gr di lievito di birra
50 ml di latte tiepido
1 cucchiaino di zucchero
Intiepidite il latte e scioglietevi lo zucchero ed il lievito, aggiungete la farina e formate una palla... se dovesse essere troppo dura al tatto aggiungete poco latte in più...
Incidete la biga con un taglio a croce, copritela con pellicola e lasciatela riposare a temperatura ambiente per 12 ore.
Nella foto sotto potete vedere come si presentava la mia appena fatta e poi dopo il riposo...
Mattino Successivo ore 10.00
Ingredienti Impasto:
280 gr di farina Manitoba
70 gr di farina 00
5 gr di lievito di birra
3 tuorli
2 uova intere
170 gr di zucchero
50 gr di burro morbido
6 gr di sale
bacca di vaniglia
50 ml di acqua
Prendiamo la nostra biga e sciogliamola con 2 tuorli... poi aggiungiamo la farina, lo zucchero, le uova restanti una alla volta, il sale ed il burro morbido... io NON ho aggiunto tutta l'acqua: la mia pasta era già morbida e se non l'avessi aggiunta poca alla volta, valutando la consistenza avrei rischiato di smollare l'impasto.
Ho lasciato lavorare l'impasto nel Ken, col gancio ad uncino, per quasi un'ora: la mia pasta ha impiegato più o meno 40 minuti per incordare, ma ogni tanto spegnevo la macchina per non far riscaldare troppo l'impasto: Montersino dice che se la pasta diventa calda la maglia glutinica faticherà ancor di più a formarsi!
Alla fine comunque l'abbiamo spuntata io ed il mio fido Ken: la pasta è risultata ben incordata, avvolta tutta attorno al gancio, liscia e setosa al tatto, ma molto elastica... guardate le foto sotto: vedete come si tende attorno al gancio, allungandosi verso il fondo della ciotola, come un chewingum senza spezzarsi???

Pomeriggio ore 14.00
Quando la pasta è più o meno raddoppiata di volume, l'ho rimessa nel Ken e riavviata la funzione impasto... ho aggiunto l'emulsione di burro e cioccolato preparata la sera prima (l'ho però tirata fuori dal frigo una quindicina di minuti prima... per portarla a temperatura ambiente) un pezzetto alla volta... e prima di aggiungerne altro ho lasciato assorbire bene dall'impasto: in questo modo non l'ho smollato... si è mantenuto perfettamente incordato!
La ricetta originale prevedeva la sfogliatura della pasta con l'emulsione, ma l'esperimento dell'inserimento in questo modo ha dato buoni risultati...
Guardate com'è sempre bella elastica la mia pasta e com'è ricca di semini di vaniglia! ;-)

Ho scaravoltato la pasta sul tavolo: fate attenzione anche se ben incordato, è comunque un blob terribilmente molliccio, gli ho dato un paio di rivoltate e poi con mani unte di burro, l'ho adagiato nello stampo (imburrato), tenendo la parte liscia sul fondo dello stampo.
Ho coperto con pellicola... e mi sono messa in trepida attesa... avrebbe dovuto lievitare in tempi brevi, vista anche la massiccia presenza di lievito... ed invece niente... nonostante la mia cucina sembrasse una spiaggia caraibica, nonostante 3 fornelli accesi, nonostante 3 pentole borbottanti sul fuoco, nonostante una nuvola di vapore nell'aria che pareva di stare in una sauna, nonostante due amorevoli canovacci da cucina messi ad abbracciare lo stampo e nonostante la trasferta dello stesso direttamente sulla stufa... ha impiegato quasi 9 ore per arrivare appena-appena oltre il bordo dello stampo... forse avrei potuto aspettare ancora un pò per infornarlo, ma erano passate le 11 di sera ed avevo un sonno pazzesco... per cui ho deciso di sopprimerlo, ehm scusatemi, cuocerlo...


Sera ore 23.15:
L'ho infornato a 175° nella parte più bassa del forno (preriscaldato per mezz'ora) per 35 minuti... ma forse avrei dovuto abbassare un pò la temperatura, perchè all'esterno era ben cotto, ma al centro lo stecchino usciva bagnato di impasto... ed anche se l'ho lasciato ancora per 5 minuti nel forno, al centro si è comunque creata una leggera infossatura...

L'ho lasciato raffreddare nel suo stampo, coperto da un canovaccio (non più amorevole... anche lui era stanco dell'odissea)... ed al mattino l'ho scaravoltato nel piatto da portata...

e finalmente posso ufficialmente presentarvi il mio Pandoro 2010....

L'ho imbustato perbene e poi a pranzo lo abbiamo tagliato: era bello soffice, ma credo che se avesse lievitato ancora un pochetto (magari un'altra ora) sarebbe stato decisamente migliore...
E dopo tante tribolazioni, ecco la mia sudatissima fetta di Pandoro artigianale... eh si, me la sono mangiata tutta, alla faccia della dieta... dopo tutta la fatica, la snervante attesa ed i "speriamo che cresce" ripetuti come una litania, credo proprio di essermela meritata la mia porzione di calorie!!!

Con questa ricetta, il cui risultato può essere un bellissimo dono per amici e parenti, partecipo alla raccolta del blog JapantheWonderland :